il suo sviluppo ha subito una fase di stasi in ragione della precedente esperienza comunista
che aveva, di fatto, bloccato il processo di modernizzazione.
Confrontando le caratteristiche di base dell’agricoltura romena con quella italiana è
possibile sviluppare alcuni spunti di riflessione che, tenendo conto delle similitudini e delle
differenze, rendono possibile porre le basi di un processo di modernizzazione sul modello
italiano percorribile in quanto già realizzato e addirittura migliorabile se, adattandolo alle
specificità della Romania, si evitino le scelte dimostratesi non vincenti.
Territorio e superficie agricola
Ripartizione territorio
Pianura Collina Montagne
Romania 33% 36% 31%
Italia 23,2% 41,6% 35,2%
Superficie totale e Superficie Agricola Utilizzata (SAU)
Romania Italia
Superficie totale 23,8 30,1
SAU 13,3(55,9% del tot.) 12,7 (42.2%)
- Seminativi 8,3 6,9
- Pascoli e fienaie 4,5 3,4
- Colture permanenti
(Frutteti, oliveti, Viti) 0,3 2,3
- Orti 0,2 0,3
(Valori in milioni di ettari)
La ripartizione del territorio in zone altimetriche evidenzia una prevalenza, in Italia, di
territori collinari e montuosi, mentre in Romania tale rapporto si mantiene più equilibrato.
Considerando che le superfici agricole utilizzabili (SAU) sono presenti soprattutto nelle zone
di pianura, si può comprendere come mai la SAU romena risulti superiore a quella italiana
in termini assoluti e soprattutto, relativi.
I dati relativi alla ripartizione della SAU, invece, evidenziano le differenze che derivano dal
diverso utilizzo del territorio. In Italia prevalgono le colture permanenti, mentre in Romania
quelle seminative (cereali, ortaggi, legumi e foraggere).
Struttura delle aziende agricole
Romania % sul totale Italia % sul totale
Totale 3.851.790 1.630.420
Meno di 1 ettaro 1.685.500 - 43,75% 504.609 - 30,94%
Meno di 10 ettari 3.751.156 - 97,38% 1.372.376 - 84,17%
10 – 20 ettari 70.128 - 1,82% 119.737 - 7,34%
20 – 30 ettari 9.548 - 0,24% 46.594 - 2,85%
30 – 50 ettari 6.559 - 0,17% 40.853 - 2,50%
50 – 100 ettari 4.791- 0,12% 29.221 - 1,79%
Più di 100 ettari 9.608 - 0,25% 15.509 - 0,95%
Sia l’Italia che la Romania presentano un’elevata frammentazione delle aziende agricole.
Ma vi sono delle differenze.
La Romania presenta un grado di parcellizzazione superiore a quello italiano. Le aziende
con meno di 1 ettaro rappresentano il 43,75% in Romania, mentre in Italia si attestano al
30,94%. Lo stesso grado di differenziazione si riscontra laddove si considerino tutte le
aziende con una superficie inferiore ai 10 ettari. Tale situazione si riflette sul numero di
aziende con superfici superiori ai 10 ettari: e la Romania presenta dati assoluti e percentuali
comunque inferiori a quelli italiani.
La parcellizzazione dei fondi agricoli, seguita al processo di restituzione delle proprietà nel
periodo post-rivoluzionario, è uno dei principali problemi che deve affrontare la Romania.
Non a caso il prezzo dei fondi agricoli che presentano un certo grado di accorpamento può
essere superiore di oltre il 50 % rispetto a quello degli appezzamenti più piccoli.
Per facilitare l’accorpamento sarebbe opportuno costituire a livello provinciale una sorta di
Borsa dei fondi agricoli in vendita o in affitto allo scopo di centralizzare le offerte e facilitare
il compito degli investitori che, in ragione del rendimento degli investimenti da effettuare,
devono necessariamente acquistare fondi di dimensioni adeguate. Per agevolare il
processo, inoltre, è necessario rendere efficiente il sistema catastale.
Parallelamente si potrebbero incentivare diverse forme di associazionismo sul territorio in
modo da aggregare l’offerta e centralizzare alcune lavorazioni.
Queste strutture centralizzate, oltre ad operare sui mercati per conto delle aziende aderenti,
potrebbero offrire anche servizi di consulenza tecnica agronomica e di marketing,
ponendosi come interfaccia tra il mercato e i produttori. In questo modo si potrebbe ovviare
ad un altro problema che caratterizza l’agricoltura romena: la scarsa preparazione tecnica
degli imprenditori agricoli. I piccoli imprenditori agricoli, inoltre, potrebbero usufruire di
macchine e professionalità acquisite in forma associata che mai si sarebbero potuti
altrimenti permettere.
Per far fronte alle limitatissime disponibilità economiche dei piccoli imprenditori,
bisognerebbe, inoltre, prevedere delle agevolazioni finanziarie che favoriscano gli
investimenti.
L’obiettivo, pertanto, è quello di agire su due fronti: uno che favorisca l’accorpamento dei
fondi agricoli per permettere la costituzione di aziende di medie e grandi dimensioni; l’altro
che punti al miglioramento delle condizioni economiche dei piccoli produttori attraverso
l’incentivazione di investimenti aggregati come sopra suggerito.
L’agricoltura nel contesto economico romeno
L’agricoltura rappresenta uno dei settori più’ importanti dell’economia romena. Il contributo
di agricoltura, silvicoltura e pesca nella formazione del Prodotto Interno Lordo si aggira
intorno al 6-7% del PIL, mentre negli Stati Membri dell’UE e’ di circa il 1,7%.
Questa percentuale, più alta della media europea, se da un lato è il segno dell’importanza
che riveste l’agricoltura per l’economia romena, dall’altro mostra una struttura economica
ancora in evoluzione, che vede crescere il contributo del settore dei servizi e registrare una
graduale diminuzione del peso percentuale dell’agricoltura e dell’industria.
Il valore della produzione agricola è comunque aumentato negli ultimi 10 anni passando da
4,4 miliardi di euro del 2000 a17,1 miliardi nel 2011. Una sua caratteristica è la notevole
volatilità legata soprattutto alle variazioni produttive della componente vegetale che
presenta significative fluttuazioni da un anno all’altro in termini quantitativi e qualitativi in
ragione delle condizioni atmosferiche (aggravate dalla limitata disponibilità di sistemi
d’irrigazione). L’alta volatilità della produzione vegetale genera instabilità sui mercati e
costituisce il principale fattore della volatilità dei prezzi agricoli.
L’elevato contributo del settore agricolo alla formazione del PIL romeno determina una
significativa influenza delle variazioni produttive di tale settore sull’incremento del PIL. Un
esempio si è avuto nel 2011 quando il PIL romeno ha registrato un andamento positivo
proprio grazie all’ottima performance conseguita dal settore agricolo (+11,3%). Per il 2012,
in ragione della forte siccità, che avrà sicuramente pesanti ripercussioni negative sul valore
della produzione vegetale vendibile, è possibile prevedere che la Romania debba rinunciare
al benefico contributo di tale settore alla ricchezza del Paese.
Una maggiore stabilizzazione della produzione agricola può essere raggiunta
aumentandone il livello tecnologico e con la crescita della produzione animale. In pratica
con un aumento degli investimenti in agricoltura.
Il peso della popolazione occupata in agricoltura è abbastanza alto (30% del totale degli
occupati nel 2010). Esso ha però registrato una riduzione di oltre il 40% rispetto al valore
degli anni 1999-2001.
In Italia l’Incidenza degli occupati in agricoltura sul totale degli occupati è pari al 3,8%
mentre la media europea si attesta sul 5,2%.
Produttività e investimenti agricoli
La produttività agricola è inferiore alla media dei Paesi UE e non riflette il potenziale reale,
segno degli scarsi investimenti effettuati e del basso livello di formazione che caratterizza in
modo particolare i piccoli agricoltori, ma che è possibile riscontrare anche nelle grandi
aziende.
Scarsamente diversificata, la produzione vegetale si concentra soprattutto sui cereali e, in
particolare in quest’ultimo periodo, sulle colture oleaginose, come la colza ed il girasole,
grazie alle opportunità offerte dal mercato internazionale degli oli combustibili di origine
vegetale.
La produzione animale (prevalentemente allevamenti di suini e di pollame) concentrandosi
in aziende di piccole dimensioni o di sussistenza, si presenta anch’essa insufficiente
rispetto alle potenzialità.
La dotazione tecnica delle aziende, a causa degli scarsi investimenti effettuati, è limitata e
di livello inadeguato allo sviluppo delle moderne tecniche di produzione.
Le infrastrutture agricole sono, inoltre, piuttosto obsolete o insufficienti.
Tra gli investimenti base da migliorare possono essere citati quelli destinati ad aumentare il
grado di meccanizzazione delle aziende romene. Quest’ultimo risulta infatti molto limitato se
si pensa che in Romania si contano circa 20 trattori per ogni 1000 ettari, mentre la media
europea è di 77. Inadeguata è anche la presenza di infrastrutture irrigue che attualmente
coprono poco più del 20% del terreno agricolo romeno, localizzate solo nella parte sud del
Paese e solo in parte funzionanti.
Ne risulta un quadro in cui sono presenti numerosi elementi di criticità per i quali, grazie ai
Fondi europei assegnati a questo settore, si sono registrati, nell’ultimo periodo, i primi
significativi miglioramenti. Vista l’importanza che ricopre il settore per la Romania, è
auspicabile che ciò si rifletta nel nuovo periodo di programmazione (2014 – 2020) dei Fondi
europei.
